Eziopatogenesi dell’ernia del disco e della sindrome delle faccette articolari

Eziopatogenesi dell’ernia del disco e della sindrome delle faccette articolari

Articolo pubblicato nel periodiodico “Notizie Raf”
dell’Ospedale San Raffaele di Milano
n°38 – Nov-Dic. 2008
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Presso il Poliambulatorio di via Santa Croce è attivo ormai da alcuni anni un Ambulatorio di Chiropratica nel quale vengono trattate, secondo metodiche manuali specifiche e ben precise, quelle situazioni osteoarticolari che possono beneficiare di tale pratica, una volta acquisita una precisa diagnosi ortopedica.

La colonna vertebrale è costituita da 24 vertebre separate da “dischi” intervertebrali.

Ciascuna vertebra è costituita da un corpo vertebrale sito anteriormente, due lamine, due peduncoli, due processi traversi ed un processo spinoso. Tali processi sono il punto di ancoraggio dei muscoli posturali. All’interno della colonna vertebrale

è contenuto il midollo spinale da cui fuoriescono i 31 paia di nervispinali. L’unità minima di funzionamento del sistema nervoso prende il nome di “unità funzionale spinale” ed è costituita da un corpo vertebrale, il paio di nervi spinali che fuoriescono dal midollo corrispondenti ed il disco intervertebrale corrispondente. La nostra colonna vertebrale è suddivisibile idealmente in 24 unità funzionali.In questo articolo ci occu- peremo in particolar modo di patologie connesse allo stato dei dischi intervertebrali.

I dischi intervertebrali sono strutture cartilaginee che si trovano tra due corpi vertebrali.
Sono costituiti da due unità separate, il nucleo polposo collocato al centro e il corpo lamellare disposto in maniera concentrica sulla regione laterale.

I dischi fungono da cuscinetto tra le vertebre perché proteggono l’integrità e la capacità dell’unità funzionale durante il movimento. Essendo costituito da materiale deformabile, sensibile alle forze applicate dall’esterno, esso può andare incontro a degenerazione. Il grado di degenerazione dipende dall’età, dallo stile di vita e dalle caratteristiche posturali del soggetto. Il grado di flessibilità vertebrale, dipendendo dal livello di idratazione del disco, che a sua volta tende a diminuire con l’età, subisce una progressiva riduzione nel processo fisiologico di invecchiamento dell’organismo.

Una spiccata fissità vertebrale causa degenerazione discale.
Ciò è dovuto al fatto che i dischi intervertebrali, essendo strutture estremamente innervate ma non vascolarizzate, si nutrono proprio grazie al movimento reciproco delle vertebre sovrapposte. Anchestressdinaturabiomeccanica, dovuti per esempio a movimenti forzati ripetuti, possono indurre una deformazione asimmetrica del disco che può procurare una semplice infiammazione delle strutture presenti nel forame intervertebrale o piutto- sto causare una protrusione discale. Per protrusione discale s’intende la deformazione e lo spostamento del materiale lamellare dall’interno verso l’esterno con possibile com- pressione del midollo spinale poste- riormente e dei nervi spinali lateralmente che può arrivare fino, nei casi estremi, all’ernia espulsa. Tale compressione, di natura quindi biomeccanica, è all’origine dell’in- fiammazioneche,com’ènoto,presenta clinicamente come sintomo principale il dolore.

Clinicamente tale dolore è di tipo radicolare ossia si irradia lungo il decorso del nervo periferico provocando:

  • formicolio alle dita dei piedi o delle mani (unilateralmente)
  • sensazioni abnormi alle dita dei piedi o delle mani (unilateralmente) – dolore acuto in loco in seguito ad uno starnuto o altra causa di aumento della pressione addominale (torchio addominale durante la defecazione) – sensazione di scossa elettrica lungo un arto, lungo quella superficie cutanea dolente corrispondente alla zona innervata dal nervo coinvolto. A seconda del grado di compressione

di queste strutture si avrà un’infiammazione più o meno violenta dei nervi coinvolti.
La colonna vertebrale tende a compensare la presenza di una protrusione discale assumendo una posizione detta ‘antalgica’ in quanto finalizzata ad attenuare la condizione di dolore.

Si stima che il 3% delle lombalgie sia causata da ernie discali di cui il 10% è dovuto a degenerazione discale, il 2% a restringimenti spinali e l’86% da danni alle strutture molli connettivali. (1)

Questo indica che è sufficiente una protrusione di modesta entità per scatenare dolore .
I problemi discali coinvolgono più di frequente la regione lombare rispetto a quella cervicale. All’esame obiettivo durante la visita chiropratica il paziente si presenta tipicamente in una posizione antalgica lamentando sciatalgia, ovvero dolore radicolare che si estende posteriormente lungo il decorso del nervo sciatico dal gluteo al ginocchio fino al piede.

A differenza di quanto possa sembrare, non si tratta di un problema locale bensì secondario ad una sublussazione vertebrale che coinvolge le faccette articolari . Una diagnosi accurata, com’è facilmente intuibile, è fondamentale ai fini dell’impostazione di un trattamento efficace.

La tecnica chiropratica non si avvale di farmaci bensì di trattamenti manuali, finalizzati a rimuovere a livello biomeccanico la compressione del disco sul nervo periferico.

Il programma di trattamento viene messo a punto solo dopo un attento esame dei reperti strumentali, quali Rx del rachide, Rmn o Tac quali indicatori dello stato morfologico dei dischi intervertebrali.

La durata della terapia che prevede cicli di 6-12 sedute è commisurata a fattori quali l’età del soggetto, la cronicità del disturbo e l’entità della protrusione discale.

Perché i nostri dischi intervertebrali invecchino nel miglior modo, il consiglio più prezioso è di bere molta acqua naturale (due litri al giorno) e di praticare sport o effettuare movimento a corpo libero costantemente: camminare mezzora al giorno è un valido esempio.

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1: Spine 1996, Devo MD, MPH